Cara Arianna:

non è stato per niente facile il ritorno a casa pensando che, ad ogni passo, la distanza tra di noi aumentava. Qui a Mendoza l’autunno già si è rubato le giornate e la mancanza di sole rende ancora più tristi i miei giorni. Ho lasciato una parte di me con te, nel posto dove ci siamo abbracciati l’ultima volta giurandoci che né mare né montagna ci separeranno mai.

Non capisco il tempo e il suo modo assurdo e capriccioso di muoversi, come se godesse dell’idea di allungare la mia attesa per rivederti. A volte mi sento naufragare nei giorni senza trovare un luogo dove sentirmi al sicuro, come un infinito Cronos senza il suo Kairos. Se il tempo fosse un signore con cui negoziare, certamente saremmo nemici.

Non ho mai creduto nel destino però, dentro di me, sento il bisogno di attribuire a qualcosa il merito della perfezione con cui due persone si incontrano. Come se operasse un grande macchinario che fonde tempo e spazio, che sincronizza gli sguardi, che smuove città intere, così che due sconosciuti smettano di esserlo. Entrambi avremmo potuto essere vittime di un incontro mancato. Avremmo potuto perdere il treno, trattenerci in una vecchia libreria di quelle che ti rapiscono per ore o semplicemente scegliere di camminare per strade diverse. Ogni secondo sarebbe stato fatale al proposito, ci avrebbe portato a vivere altre vite, altre persone.

Ovviamente ciò non è successo: quella città intera stava cospirando perché ci scoprissimo in quell’esatto luogo e non volessimo più stare l’uno senza l’altro. “Noi, quelli di allora, già non siamo gli stessi” dice quel poema di Neruda che amavamo leggere assieme e quell’incontro ha cambiato tanto la mia vita che ho smesso di essere quello che ero prima.

Oggi, lontano da tutto ciò, ricordo con nostalgia la città che ci ha visti camminare insieme, ricordo i bar fuori dai quali ci sedevamo sotto al sole e la magia delle stradine e le loro case colorate, perché se c’è una cosa speciale in quella città è che percorrendo le sue vie ti rincontri in essa. Non sono lo stesso che ero prima e neppure ora lo sono senza di te.

E di tutto ciò che si può temere in questi casi ho scelto di temere l’oblio. Non per scelta ma perché il tempo e la distanza sono soliti ad essere spietati con chi si azzarda a giocare ad aspettare. Cercherò di esserci in mille modi, tutti quelli che mi permettano di regalarti un pezzo di me. E se qualche volta senti che mi stai dimenticando e non vuoi farlo, cercami nelle pagine di un libro nel quale ci siamo immaginati protagonisti, nelle canzoni che ascoltavamo assieme, nei luoghi in cui amavamo passeggiare o nelle lettere che ci siamo spediti. Forse ciò può rendermi un po’ presente. Nessuno dice che sia semplice.

Mi manchi immensamente, non dimenticarlo. Fantastico ogni giorno sul nostro prossimo incontro, di quelli in cui il tempo e lo spazio cospirano, in cui le distanze si accorciano fino a svanire e dove le braccia riescono, finalmente, ad abbracciarti per non lasciarti mai più andare.

A presto amore mio…

Traduttrice: Agostina Biritos y Arianna Zacco

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