La leggenda del bosco sussurrante di Tunuyán

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Tutte le nostre note sono assolutamente di proprietà paterna e facciamo questo da 6 anni come hobby, perché siamo veramente apassionati di questo lavoro. Con questo articolo iniziamo a tradurre, tutte le domeniche, il migliore che abbiamo, in modo che il mondo possa sapere di noi.

Oggi vi presentiamo una delle nostre leggende metropolitane.

Pochi mesi fa abbiamo ricevuto la notizia di un bosco situato in Tunuyán, una città nella provincia di Mendoza, Argentina. Vicino alla Route Nazionale 40. Il weekend abbiamo deciso di andar a vedere cosa succedeva là e se fosse vero il pettegolezzo. È stata veramente una cosa diversa. Non avremmo mai immaginato quello che avremmo trovato.

Ci siamo fermati a pranzo in un piccolo ristorantino. Mentre chiedevo il conto, come se non sapevo niente, chiedo alla proprietaria informazioni sul bosco. Avevamo l’indirizzo.

La donna era vecchia, circa ottant’anni, gli occhi verdi, la pelle rossa e il viso allegro. Quando l’ho interrogata la sua faccia divenne scura e lo sguardo errante. Mi ha detto che era meglio non mettere in discussione il passato; godere della città o del fiume ma dimenticare storie maledette. Questo non mi ha spaventato, anzi ha attirato la mia attenzione.

l’oscurità nelle sue parole mi diceva che c’era qualcosa di vero in quella leggenda metropolitana.

Abbiamo guidato a lungo fino a raggiungere il posto designato. Parcheggiamo la macchina sul ciglio della strada e senza esitare ci siamo resi conto del percorso che era stato segnato come riferimento. Un passaggio funesto, chiaroscuro. Camminiamo silenziosamente fino a circa un chilometro del percorso. Le nuvole nere del pomeriggio, che indicavano una tempesta e il fogliame degli alberi che copriva la piccola luce, avevano trasformato il paesaggio in una foresta buia e umida. Il silenzio, l’impressione e l’atmosfera facevano solo sentire il cuore battere.

Gli alberi si chiudevano prima di noi ad ogni passo, come mani che volevano prenderci. Più camminavamo, più le nuvole s’allargavano, coprivano tutto il cielo, più si chiudeva il percorso, più densa era l’aria. Improvvisamente arriviamo in una piccola casa abbandonata. Era completamente distrutta, solo le sue mura ancora in piedi. Il tetto era distrutto, non aveva porta e alcune delle finestre erano sbarrate con assi di legno.

Diversi muri erano stati vittime di incendi, sia all’interno che all’esterno, i detriti dal tetto e della galleria erano intorno alle pareti. Abbiamo deciso di entrare nella casa ed è stato in quel momento che lo abbiamo sentito.

Fino ad oggi nessuno può descrivere quello che abbiamo sentito, ma tutti e tre ricordiamo che è durato un secondo. Tante voci, voci sussurranti, voci supplicanti, barcollanti, come backmasking . Molto nitido. Il suono sopra e sotto. Ovunque.

Ci guardiamo tra noi. Ogni volto pieno di terrore e voglia di scappare, ma anche pieno di incredulità. Gli ho chiesto se avevano sentito qualcosa, ma conoscevo già la risposta.

La prima cosa che abbiamo fatto è stato stare fermi, cercando di concentrare tutti i nostri sensi, su quello che abbiamo sentito. Non si sentiva niente. Ho chiesto se c’era qualcuno nascosto… logicamente non abbiamo ricevuto risposte. Improvvisamente un tuono ha colpito il cielo e subito ha cominciato a piovere. Buon pretesto per andare via.

Mentre tornavamo avevamo l’impressione che ci stavano seguendo. Ci sentivamo un tantino osservati…

I miei compagni camminavano davanti, si fermavano spesso e si giravano. Io non potevo. Ma vi assicuro che sentivo un rumore di passi dietro di me. Il tipico rumore di passi sulle foglie secche.

La foresta era diventata scura. La via del ritorno, più lunga. Il rumore delle foglie mosse dal vento mescolato con la nostra paura. L’acqua cadeva e ci faceva camminare più velocemente .

Poco dopo il fragore di un tuono, poi un altro. Il cielo era nero e improvvisamente, dopo un lampo, le voci un’altra volta. Il mio compagno che camminava davanti a noi ha girato la testa bruscamente e ci ha chiesto se lo avevamo sentito. Non era necessario.

Gli ho fatto segno e insieme abbiamo cominciato a correre disperatamente. Non sapevamo di che avevamo paura. Ma era il massimo senso di orrore che abbiamo sentito nella nostra vita. Dietro di me continuava il rumore delle foglie secche.

Abbiamo raggiunto la macchina, ho acceso il motore e ho guidato fino al ristorante dove avevo parlato con la vecchietta. Era quasi ora di cena. La signora dagli occhi chiari ci guardava con sorpresa. Ha percepito quanto era successo. “Eravate nel bosco? Ha chisto senza indecisione. Ci siamo seduti e abbiamo chiesto di dirci la storia. Noi sapevamo alcune cose ma volevamo controllare se tutto quello che avevamo sentito era vero.

La leggenda narra che all’inizio del secolo scorso è venuto a Tunuyán uno straniero con tre piccoli bambini. Sua moglie è morta durante il viaggio di una malattia strana e terribile che ha consumato il suo corpo in meno di quaranta giorni. Hanno comprato la terra dove ora era il bosco sussurrante e l’hanno coltivata. Raramente si vedevano i ragazzi comprare le cose nel villaggio. Non si vedeva neanche suo padre. Ma tutti erano d’accordo sul fatto che gli occhi dei tre ragazzi fissavano vacuamente. Avevano lo sguardo di chi è morto.

Alla fine degli anni 20′ c’era un piccolo focolaio di colera nell’area. Alcuni casi sono stati risolti nell’ospedale Tunuyán, seppure non rilevante… salvo per la morte di queste tre bambini. in tutto il villaggio si parlava di colera, ma i due medici che hanno curato i ragazzi hanno detto che non avevano mai visto una malattia così terribile. Non era colera, era qualcosa di mai visto prima. Entro un termine di quaranta giorni sono morti. Questo è diventato rapidamente un pettegolezzo. I corpi dei tre giovani non sono mai apparsi. Nessun funerale.

Continuavano l’insinuazioni e quindi la polizia ha interrogato il padre dei ragazzi. Non hanno trovato niente.

Poi hanno deciso di trovare i medici che avevano condotto l’autopsia… non li hanno mai trovati. Nessuno ha saputo niente di loro. Anche se tutti giuravano che li avevano visti alla locanda del villaggio, parlando della malattia.

Si dice che proprio Hermes, padre dei ragazzi, ha sepolto tra le colture i suoi figli. Poi ha gettato un pó di semi di pioppi in ogni tomba. Così nessuno può profanare le spoglie. Si dice anche che Hermes pensava che la crescita di questi alberi potrebbe allungare la vita dei loro figli.

Poco dopo tutta la coltivazione si è persa. Solo tre pioppi intorno alla casa di Hermes che crescevano ad alta velocità.

La storia a questo punto era triste ma bella. Alla fine ha acquisito una tonalità macabra…

Secondo gli abitanti del villaggio Hermes era in realtà un negromante che praticava con la sua famiglia. I suoi incantesimi hanno ucciso sua moglie, in passato. Dopo i suoi figli. Ha piantato i pioppi sopra di loro quindi non si potrà mai sapere quello che aveva fatto con i loro corpi

Questa versione del mito ha richiamato di più l’attenzione di tutti i ragazzi desiderosi di avventure di Tunuyán. Ed è allora che le sparizioni sono iniziate.

Prima due cugini di nome López, poi un gruppo di cinque amici, la polizia ha rastrellato scrupolosamente la zona. La gente in questa città temeva un assassino in giro. Ma non si rendevono conto di una cosa. Prima ce ne erano soltanto tre pioppi. Adesso ce ne erano dieci…

La paura ha inondato il villaggio. La gente restava in casa, impaurita. I bambini non potevano vagare per le strade. Le trace dell’ ultimo ragazzo scomparso si perdeva nel bosco di Hermes. Questo era sufficiente. Hermes sarà soggetto al pieno rigore della legge. Il popolo cercava la giustizia. Hanno accusato Hermes e hanno chiesto la sua detenzione. Era il capro espiatorio, per nascondere i limiti dellʼazione della polizia. In seguito a un breve processo, Hermes è stato detenuto in prigione. Un carcere nel Sud del paese. Non è arrivato alla sua destinazione. Hermes si è impiccato nella sua cella prima del trasferimento.

La notizia è arrivata alla città di Mendoza e ha seminato il dubbio nella testa dei giovani.

Si ritiene che ci sono anche tanti altri casi di sparizioni. Piú di quattordici. Persone che avevano come destinazione turistica Tunuyán e non tornarono mai più. A metà degli anni ’80 si parlava di una centinaia però. Come le centinaia di alberi di pioppo che erano cresciuti nel bosco di Hermes… il bosco sussurrante di Tunuyán .

A proposito della Traduttrice

Agostina Biritos,

Sono nata e vivo a Mendoza, Argentina.

Laureata in Giurisprudenza e traduttrice freelance di madrelingua spagnolo.

Offro servizi di traduzione per le combinazioni linguistiche italiano-spagnolo e inglese-spagnolo.

Attualmente mi occupo della Sezione Internazionale del “Mendolotudo online”

Il mio attuale obiettivo è quello di intraprendere nuove esperienze lavorative e fare quello che mi appassiona, lavorare con le lingue. Le lingue mi permettono di conoscere persone e realtà nuove, accettare culture e punti di vista diversi e spaziare su orizzonti lontani.

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